Le urne per le regionali si sono appena chiusa ma è già possibile trarne un buon insegnamento, anche sul piano personale. Da candidato indipendente ritengo di essere soddisfatto per quello che ho detto. Spero di essere riuscito a trasmettere qualcosa. La mia è stata una campagna molto civica e poco politica: le 192 preferenze accordatemi dagli elettori (96 delle quali arrivano dal capoluogo berico) sono più o meno il risultato che attendevo, anche in consedireazione del fatto che al sottoscritto, catapultato quasi all'ultimo momento sull'agone politico, interessava più il messaggio e la testimonianza che la possibilità materiale di correre per un posto da consigliere regionale. Ad ogni buon conto ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicino e che mi hanno sostenuto.
L'IDV. Il partito che ha ospitato la mia corsa da indipendente, l'IDV, ha ottenuto un risultato discreto se confrontato con le scorse regionali, ma non buono se confrontato con quanto ottenuto in altre province venete come Venezia, Verona e Padova. L'IDV a Vicenza è ancora un partito bambino che dovrà crescere e radicarsi: la qual cosa si potrà ottenere solo avendo in mente tre concetti precisi. Primo, occorre puntare ancora di più sui problemi reali e sulle disfunzioni che la classe dirigente veneta sta producendo. Secondo, capire che i veri competitor sono il Carroccio nel centrodestra e il Pd nel centrosinistra. E che quest'ultimo assomiglia sempre più ad un aggregato di apparati distanti dalle persone. Tre, mettersi in testa che nel lungo periodo una alleanza col Pd è destinata a fare la stessa fine dello stesso Pd, ovvero una lentissima morte per disidradatamento. Il dialogo va impostato in via preferenziale con le forze che guardano all'autonomismo (anche con una matrice culturale di destra), alla sinistra ecologista e alla sinistra rinnovata, al mondo che ruota attorno a Beppe Grillo. Per poi andare oltre.
L'INSEGNAMENTO. E comunque da queste elezioni si ricava un insegnamento. Le istanze che hanno portato alla vittoria del Carroccio sono istanze reali. Sono le istanze di chi, seppur di pancia, si sente insicuro, teme gli effetti perversi della globalizzazione, la perdita di sicurezza sociale, la disumanizzazione delle relazioni umane a discapito di quelle economiche. Che poi questa protesta e questa ansia si traducano in voto alla Lega è altro discorso. Il Carroccio fino ad ora infatti si è dimostrato il palo del premier Silvio Berlusconi e del suo PDL. La schiacciante affermazione di ieri in tutto il nord del Paese, almeno secondo gli analisti dei maggiori quotidiani nazionali, darà ai padani la benzina per quel federalismo che poi tradotto in soldoni significa "teniamoci in zona molte più risorse". Ma i leghisti sanno bene che stringendo i cordoni della borsa a scapito delle clientele del sud (magari a detrimento di quelle del nord che pure esistono) verrebbero anche meno i voti per il centrodestra (ma non solo il centrodestra) che quelle clientele meridionali generano e che sono ripugnantemente necessarie per governare a Roma. Sicché il nord marchiato Lega si trova di fronte ad un paradosso. Se veramente otterrà tutto ciò che chiede ci sarà la rivolta del sud che in larga parte a Roma è rappresentato nelle stesse stanze di governo le quali ospitano pure i leghisti. Se invece il Carroccio mollerà l'osso allora il consenso guadagnato al nord si trasformerà in boomerang.
AD MEMORIAM. In questo caso infatti, come accadde per Tangentopoli, potrebbe capitare che la gente, magari per un attimo, magari assillata da una crisi che domani morderà ancor più di oggi, si accorgerà delle speculazioni edilizie, dei mancati controlli ambientali, delle clientele, degli inciuci, del mancato rispetto della legalità, del flirt nascosto con i padroni della globalizzazione che il Carroccio ha più o meno nascostamente carezzato come è capitato col Pdl e con pezzi del centrosinistra. Sarà il momento in cui la classe politica, Lega e centrodestra in primis, potrebbero prendere le sembianze di chi non è stato in grado di difendere la roba e la piccola patria. E allora la storia sarà veramente imprevedibile, a differenza della scontata affermazione elettorale del neogovernatore leghista Luca Zaia. Il quale sa benissimo queste cose tanto che ieri nei suoi occhi inquadrati dalle telecamere della Rai veneta non ho scorto troppo entusiasmo, anzi. Ma c'è un'ultima considerazione da fare. Quella di Bortolussi è stata una vera debacle. Il centrosinistra, con la sua ossessione riformista di inseguire i candidati legati al mondo della produzione continua a toppare. C'erano ben altri candidati cui pensare. C'erano possibili oppositori di Zaia con ben altro spessore. Basti pensare al buonissimo risultato del candidato Giorgio Orsoni a Venezia. Il quale di fronte aveva un ministro, Renato Brunetta del Pdl, accreditato del maggior gradimento nazionale. Scusate se è poco.
Marco Milioni
L'IDV. Il partito che ha ospitato la mia corsa da indipendente, l'IDV, ha ottenuto un risultato discreto se confrontato con le scorse regionali, ma non buono se confrontato con quanto ottenuto in altre province venete come Venezia, Verona e Padova. L'IDV a Vicenza è ancora un partito bambino che dovrà crescere e radicarsi: la qual cosa si potrà ottenere solo avendo in mente tre concetti precisi. Primo, occorre puntare ancora di più sui problemi reali e sulle disfunzioni che la classe dirigente veneta sta producendo. Secondo, capire che i veri competitor sono il Carroccio nel centrodestra e il Pd nel centrosinistra. E che quest'ultimo assomiglia sempre più ad un aggregato di apparati distanti dalle persone. Tre, mettersi in testa che nel lungo periodo una alleanza col Pd è destinata a fare la stessa fine dello stesso Pd, ovvero una lentissima morte per disidradatamento. Il dialogo va impostato in via preferenziale con le forze che guardano all'autonomismo (anche con una matrice culturale di destra), alla sinistra ecologista e alla sinistra rinnovata, al mondo che ruota attorno a Beppe Grillo. Per poi andare oltre.
L'INSEGNAMENTO. E comunque da queste elezioni si ricava un insegnamento. Le istanze che hanno portato alla vittoria del Carroccio sono istanze reali. Sono le istanze di chi, seppur di pancia, si sente insicuro, teme gli effetti perversi della globalizzazione, la perdita di sicurezza sociale, la disumanizzazione delle relazioni umane a discapito di quelle economiche. Che poi questa protesta e questa ansia si traducano in voto alla Lega è altro discorso. Il Carroccio fino ad ora infatti si è dimostrato il palo del premier Silvio Berlusconi e del suo PDL. La schiacciante affermazione di ieri in tutto il nord del Paese, almeno secondo gli analisti dei maggiori quotidiani nazionali, darà ai padani la benzina per quel federalismo che poi tradotto in soldoni significa "teniamoci in zona molte più risorse". Ma i leghisti sanno bene che stringendo i cordoni della borsa a scapito delle clientele del sud (magari a detrimento di quelle del nord che pure esistono) verrebbero anche meno i voti per il centrodestra (ma non solo il centrodestra) che quelle clientele meridionali generano e che sono ripugnantemente necessarie per governare a Roma. Sicché il nord marchiato Lega si trova di fronte ad un paradosso. Se veramente otterrà tutto ciò che chiede ci sarà la rivolta del sud che in larga parte a Roma è rappresentato nelle stesse stanze di governo le quali ospitano pure i leghisti. Se invece il Carroccio mollerà l'osso allora il consenso guadagnato al nord si trasformerà in boomerang.
AD MEMORIAM. In questo caso infatti, come accadde per Tangentopoli, potrebbe capitare che la gente, magari per un attimo, magari assillata da una crisi che domani morderà ancor più di oggi, si accorgerà delle speculazioni edilizie, dei mancati controlli ambientali, delle clientele, degli inciuci, del mancato rispetto della legalità, del flirt nascosto con i padroni della globalizzazione che il Carroccio ha più o meno nascostamente carezzato come è capitato col Pdl e con pezzi del centrosinistra. Sarà il momento in cui la classe politica, Lega e centrodestra in primis, potrebbero prendere le sembianze di chi non è stato in grado di difendere la roba e la piccola patria. E allora la storia sarà veramente imprevedibile, a differenza della scontata affermazione elettorale del neogovernatore leghista Luca Zaia. Il quale sa benissimo queste cose tanto che ieri nei suoi occhi inquadrati dalle telecamere della Rai veneta non ho scorto troppo entusiasmo, anzi. Ma c'è un'ultima considerazione da fare. Quella di Bortolussi è stata una vera debacle. Il centrosinistra, con la sua ossessione riformista di inseguire i candidati legati al mondo della produzione continua a toppare. C'erano ben altri candidati cui pensare. C'erano possibili oppositori di Zaia con ben altro spessore. Basti pensare al buonissimo risultato del candidato Giorgio Orsoni a Venezia. Il quale di fronte aveva un ministro, Renato Brunetta del Pdl, accreditato del maggior gradimento nazionale. Scusate se è poco.
Marco Milioni
0 commenti:
Posta un commento