Marco Milioni
Uno sguardo su media, mobile journalism e giornalismo partecipativo a cura di Marco Milioni
sabato 19 novembre 2022
A Padova niente foto e niente filmati all'udienza del processo dei misteri
lunedì 30 maggio 2022
Strabismi e parallelismi nel caso Report - Dalle Chiaie
Sembra esserci una sorta di parallelismo asimmetrico tra l'inchiesta di Report di lunedì scorso sul ruolo presunto di Stefano Dalle Chiaie nell'ambito della strage di Capaci (che verrà ripresa e approfondita oggi 30 maggio) e un'altra inchiesta che sempre Report su Rai tre mandò in onda nel 2019. In questo senso vanno ricordati anzitutto due aspetti.
Uno, Paolo Mondani, inviato di spicco di Report, nel 2019 ai taccuini di Vicenzatoday.it descrisse quella indagine degli inquirenti sull'affaire Montante, in una con le liason che ne derivavano con l'affaire Banca nuova - BpVi «una delle più interessanti inchieste giudiziarie degli ultimi quindici anni». Due, sempre Mondani ai taccuini di Vicdnzatoday.it spiegò per l'appunto come «Banca nuova sarebbe stata usata anche come centrale informativa».
E quindi il parallelismo tra i due casi dove sta? In entrambe le vicende emergono interrogativi cruciali sul ruolo ultimo dei nostri servizi segreti e sulla filiera decisionale che fu ed è alla base del loro operato. L'asimmetria per certi aspetti speculare che invece riguarda l'inchiesta di Report del 2019 e quella odierna è evidente per certi aspetti. Tre anni fa le reazioni furono de facto inesistenti. Ai giorni nostri la reazione di alcuni pezzi delle istituzioni è stata così strabicamente fuori da ogni canone di responsabilità, che il suo essere iperbolica fa pensare ad un messaggio cifrato inviato non solo a Report ma pure ad altri. In questo senso il ruolo dei media durante questa ultima settimana andrebbe passato ai raggi X perché potrebbero emergere dettagli di non poco conto.
domenica 21 febbraio 2021
No alla censura per Fuma, anche se la sua canzone non vale un'acca
Da alcune ore su quotidiani e social network infuria la polemica sul videoclip di un cantante trap o rap (tale Fuma del quale ignoravo l'esistenza per vero). Alla base della polemica c'è il fatto che brano e video inciterebbero all'odio contro le forze dell'ordine anche perché nelle riprese si vede un attore vestito da poliziotto che penzola a testa in giù, simulando una morte violenta. La pubblicazione del video ha scatenato le ire di tanti comprese quelle dei più alti vertici della Polizia di Stato come ricorda Today.it peraltro. Ora la polizia o chiunque lo ritenga opportuno, se intende stigmatizzare l'accaduto ha tutto il diritto di farlo. Ciò che va meno bene è che qualcuno, come si legge sui social, pensi di censurare il video anche sul piano penale. La canzone, per quanto artisticamente valga poco o nulla, costituisce comunque la manifestazione di una forma, pur elementare e sgangherata, se non di arte almeno di espressività umana: punto. E lo dice il figlio di un poliziotto. La manifestazione del proprio pensiero con l'arte è un diritto incomprimibile e non negoziabile, nonostante il codice penale italiano abbondi di disposizioni idiote, vecchie e liberticide come quelle sulla diffamazione, sull'odio razziale, sul vilipendio alla bandiera, all'esercito, al capo dello Stato in una con tutti gli altri rimasugli che fanno capo al concetto di lesa maestà o alla tendenza più moderna di negare l'odio come sentimento e la vendetta come desiderio, talvolta sacrosanto, connaturato con la natura umana.
Se la storia, chiamiamola così, narrata da Fuma, non avesse preso la forma di un clip condiviso centinaia di migliaia di volte ma avesse preso la forma di una poesia pubblicata in un libro di poesie, la vicenda avrebbe avuto questa enfasi? Ovviamente no. Quando nel 1993 i Megadeth, una delle band più talentuose della scena heavy metal statunitense pubblicarono il video-clip di «Symphony of desctruction» in cui si preconizzava l'assassinio del presidente degli Stati uniti, nessuno si sognò di censurare quel video. Che peraltro era molto ben girato e faceva da pendant ad uno dei brani più riusciti della band, brano che ancora oggi viene visto su YouTube da centinaia di migliaia di persone. Nessuno peraltro oggi ha mai richiesto la rimozione di quel video che tra l'altro usa la violenza delle immagini non come ambito fine a sé stesso ma per dare corpo ad un precisa denuncia sociale.
Chiaramente i Megadeth come avvenne più o meno nello stesso periodo per i tedeschi Accept con Objection overruled (la canzone in cui si preconizzava l'omicidio della corte penale che aveva mandato assolti i poliziotti per i fatti che avevano scatenato la sommossa di Los Angeles nel '92) o ancor più con i Rage against the machine per le loro canzoni incendiarie che incitavano alla rivolta sociale, furono bersaglio di critiche violentissime. Per i Rage against the machine, portatori di una visione sociale votata all'antagonismo senza compromessi, sorretti peraltro da un talento straordinario, addirittura ci furono le filippiche infinite della moglie dell'ex vicepresidente democratico Al Gore. Purtroppo oggi chi critica Fuma è caduto nel suo tranello. Nel tranello di chi avendo poco o nulla da offrire sul piano musicale la butta sul clamore. Purtroppo è possibile qualcuno vicino a Fuma creda che quest'ultimo abbia il talento e la vitalità del rapper catalano Hasel, che proprio in ragione delle sue canzoni recentissimamente è stato imprigionato dalla polizia: cosa che ha scatenato una sacrosanta rivolta sociale in un Paese come la Spagna in cui l'eredità della dittatura franchista si fa sentire ancora in tutto l'arco costituzionale.
martedì 17 novembre 2020
Ranieri Guerra, mister Fabiano e il Corriere veneto

mercoledì 11 novembre 2020
Il voto regionale e «la deriva del M5S»

venerdì 26 giugno 2020
I casalesi, l'affare fondiario griffato Amazon e la trasparenza

(m.m.) Alle volte i pubblici poteri sono o sembrano in imbarazzo quando la stampa prova a raccontare i fatti e i retroscena delle vicende che hanno un certo peso specifico, soprattutto in quella zona grigia al confine tra gli interessi economici e il mondo politico. Ieri, per esempio, il sindaco di Casale sul Sile nella Marca ha impedito a me nonché al videomaker che mi accompagnava per le riprese filmate (si tratta di Filippo Leoni) di entrare in consiglio comunale, che si svolgeva nell'aula magna della scuola Gramsci: il tutto in forza di una non proprio ben specificata disposizione municipale. In quella assise era prevista una discussione su un argomento molto scottante ossia quello della prevista realizzazione di un maxi polo logistico di mezzo milione di metri quadri griffato Amazon (o meglio era previsto un punto che in qualche maniera si sarebbe potuto ricondurre alla vicenda) che sta impensierendo non poco gli abitanti del comprensorio casalese e che sto seguendo per la testata Estremeconseguenze.it. Purtroppo sono stato costretto a segnalare per iscritto questa grave lesione del diritto di cronaca al Viminale e non solo al Viminale. E purtroppo non è la prima volta che qualche amministratore locale o qualche pubblico ufficiale cerca di mettere i bastoni tra le ruote nell'esercizio del diritto di cronaca e di critica esercitato nell'ambito della mia professione. L'esempio della censura nei confronti del libro di cui sono stato co-autore in tema di Superstrada pedemontana veneta alias Spv o il diniego che mi venne opposto durante l'apertura delle buste per una gara pubblica bandita dal genio civile di Padova la dicono lunga. Per di più quanto accaduto ieri a Casale sul Sile ha lasciato la sgradevolissima sensazione della volontà da parte di qualcuno di non permettere la dovuta trasparenza per quanto concerne un argomento davvero molto sensibile da svilupparsi durante un consiglio, per definizione aperto, rispetto al quale gli appetiti economici in ballo sono di spessore straordinario. Speriamo nel futuro. Frattanto ringrazio tutti coloro che già hanno espresso a Filippo e a me la loro vicinanza per quanto accaduto. Chissà che cosa pensano i casalesi e più in generale gli abitanti del comprensorio di questa vicenda.
sabato 22 febbraio 2020
Coronavirus, sei casi sospetti nel Vicentino: indiscrezioni parlano di un intervento ad Arzignano

(m.m.) Sono ben sei i casi sospetti di Coronavirus registrati dalle autorità sanitarie nella provincia berica: più precisamente sono sei i test mediante tampone «effettuati dalle Ulss vicentine su altrettanti soggetti che presentavano dei sintomi per i quali si è ricorsi» a questo tipo di indagine. Sei soggetti che nel pomeriggio di oggi sino alle 16,30 non sono però stati ricoverati «per il Coronavirus». La rivelazione è del quotidiano Vicenzatoday.it con un servizio pubblicato poco fa. Chiaramente non può escludersi a priori che un soggetto non ricoverato per il Coronavirus possa vedere in futuro cambiata la sua diagnosi ma allo stato queste sono le notizie che filtrano dalla Regione. Sempre Vicenzatoday.it riporta che il governatore Luca Zaia (in foto) «ha riunito d'urgenza una la task force per fronteggiare l’epidemia». La situazione è in evoluzione e tutte le strutture preposte (Comune di Vo’ Euganeo, Protezione civile regionale, Dipartimento prevenzione, Azienda Ospedaliera di Padova, Ulss 6 Euganea assieme ad altre) stanno lavorando in strettissimo coordinamento con il capo del Dipartimento nazionale della Protezione Civile nazionale, Angelo Borrelli, mentre, riporta ancora il quotidiano, si stanno «predisponendo misure rigorosissime di contenimento». Secondo alcune indiscrezioni circolate a metà pomeriggio uno dei soggetti sottoposti a tampone verrebbe dal comprensorio di Arzignano ed è nel nosocomio della città del Grifo che sarebbe stato sottoposto al test di specie.
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